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The Anti‑Magazine Project

Rewriting the Body

Interventi visivi sulle riviste di moda per liberare il corpo femminile dall’immaginario che lo imprigiona.

Medusa

Nasce come un gesto di insubordinazione iconografica: un’azione diretta sulle riviste di moda, luogo in cui il corpo femminile viene da decenni modellato, ridotto, addomesticato. Intervenire su quelle immagini significa interrompere un incantesimo collettivo, spezzare la superficie patinata per rivelare ciò che è stato nascosto, cancellato, normalizzato. Questo progetto è un atto di riscrittura: un modo per restituire al corpo la sua complessità, la sua forza simbolica, la sua presenza non addomesticata.

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Wall
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Metodo e gesto

Il processo è diretto, fisico, quasi rituale: tagli, sovrascritture, cancellature, innesti grafici, metamorfosi anatomiche, ricomposizioni simboliche.

Ogni intervento è un atto di resistenza visiva: un modo per sottrarre il corpo alla logica pubblicitaria e restituirlo alla sua natura mutevole, ciclica, indomabile.

Il gesto non è decorativo: è politico, corporeo, magico.

Origine del progetto

Ho iniziato questo lavoro in un momento in cui sentivo la necessità di confrontarmi con l’immaginario che aveva plasmato la mia generazione: corpi levigati, identità semplificate, femminilità costruite come prodotti. Le riviste erano il tempio di questa estetica, e intervenire su di esse è stato come entrare nel cuore del dispositivo.

Non si trattava di distruggere, ma di trasmutare: un’operazione alchemica sull’immagine, un ribaltamento dello sguardo.

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Ogni pagina di rivista diventa un campo di battaglia e, allo stesso tempo, un luogo di rinascita. Il corpo non è più un prodotto, ma un simbolo vivo, un’entità che reclama la propria complessità.

Il progetto è stato sviluppato tra il 2010 e il 2020, articolandosi in oltre cento interventi visivi che testimoniano un decennio di ricerca sul corpo, sull’immagine e sulle loro trasformazioni.

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